Dottore: mi sono rotto!

O.I. L'arte in una frattura: il libro di Fabiano Lioi. Stampiamolo insieme con la campagna di crowdfunding

Le cose si rompono in continuazione. Bicchieri, piatti, unghie. Le promesse. I cuori. – Jodi Picoult

Cara/o tu che mi leggi,

ti scrivo mentre sono in attesa di iniziare la mia seduta di fisioterapia. E in questo posto così sterile ma allo stesso accogliente, ripenso a tutte le persone che mi supportano, ma soprattutto mi sopportano da sempre. E non parlo solo di familiari e amici.

Di gente se ne incontra tanta nella vita, ma non tutti ci lasciano qualcosa.

Mi trovo quindi a riflettere sui rapporti che si vengono a creare, nonostante noi stessi. Perché non sempre scegliamo chi avere accanto: molto spesso dobbiamo condividere spazi e momenti con chi non avremmo mai pensato potesse essere un pilastro della nostra vita.

Sto parlando dei medici, e più in generale del personale sanitario.

Tre dottori sul comò

I medici sono gli “estranei” che un/a bambino/a affetto da Osteogenesi Imperfetta frequenta di più. Sono quei personaggi con le mani bianche e fredde che associ al dolore e alla tua patologia. È naturale, automatico.

Con il passare del tempo però le cose cambiano: o almeno, nella mia esperienza è accaduto questo. Il medico diventa un punto di riferimento, una persona e non più un personaggio. Un essere umano e non la personificazione del dolore e della patologia.

Da parte mia, riconosco che il rapporto con i medici si è evoluto con me: la presenza dei dottori è stata – ed è tuttora – una costante della mia vita, e di questa presenza non potrei fare a meno. Posso suddividere questo cambiamento in tre fasi: Fabiano Bambino, Fabiano Adolescente e Fabiano Adulto.

Tre dottori diversi: tre figure imprescindibili a seconda della stagione della vita, il cui ruolo cruciale indirizza e modifica il corso dell’esistenza di quanti con essi entrano in contatto.

Terrore – menefreghismo – rispetto

Osteogenici e normodotati, non fa alcuna differenza: se hai bisogno del dottore, vuol dire che ti stai affidando a qualcuno che non conosci. Fine della storia.

Il Fabiano Bambino aveva il terrore assoluto del medico. La catena di associazioni mentali nel mio piccolo cervello di ragazzino da spiaggia era: dottore – frattura – dolore. La frattura voleva dire anche gesso, che a sua volta significava solo una cosa: immobilizzazione.  Una catena di eventi che da bambino mi terrorizzava al punto di negare di sentire dolore o di essermi fratturato.

Inutile dirti che un arto rotto si gonfia, e nonostante le mie bugie, dal dottore mi ci portavano lo stesso. E ora sorrido ripensando a quanti insulti si è preso il mio primo ortopedico – traumatologo: gliene dicevo di tutti i colori, soprattutto quando era il momento del gesso. Se non fosse stato per mio padre che mi teneva fermo…

Il Fabiano Adolescente invece aveva sviluppato un meccanismo di chiusura assoluto nei confronti della classe medica: meno li vedevo, meglio stavo. Fortunatamente, con l’arrivo della pubertà le ossa si assettano e ne migliora la qualità (detta proprio spiccia: il medico non sono mica io!), quindi le visite erano più sporadiche.

Per il Fabiano Adulto invece, medici e personale sanitario in generale sono diventati dei veri amici: con loro, alla veneranda età di 42 anni, posso ormai tranquillamente scherzare e prendermi alcune libertà. Non c’è più quel rapporto quasi reverenziale che di solito si ha tra paziente e specialista: piuttosto, ciò che pervade e rafforza il legame è il rispetto reciproco.

Ovviamente, mi sento fortunato: non tutti si trovano nella mia stessa condizione, e non tutti i medici sono in grado di far sentire gli utenti accolti e compresi. Ma ritengo di essere un privilegiato per aver incontrato il Dottor Mauro Celli e il suo Team: lo splendido e impagabile lavoro che portano avanti, come una missione, ci ha consentito di trasformare semplici rapporti medico-paziente in legami, relazioni, amicizie.

Non solo cure mediche

Con il passare degli anni il mio corpo è cambiato: fortunatamente le mie ossa si sono indurite al punto giusto da non fratturarsi più a ogni movimento brusco o caduta. Continuo sempre a rompermi e la frattura è sempre dietro l’angolo è vero, ma il resto del corpo va alla grande. E non solo per le attenzioni e le cure che mi vengono riservate.

Una parte dei miglioramenti fisici sono dovuti alla mia (quasi) mania per lo sport. Mens sana in corpore sano, diceva Giovenale. Sì, lo ammetto: sono vanitoso e adoro gli sguardi e commenti increduli quando nel togliermi la maglietta gli amici vedono i miei addominali marcati e pettorali definiti.

Mi sono sempre chiesto: che si aspettavano, la panza?

A presto!

Fabiano

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