Appunti volanti: no al pietismo e al paternalismo

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Il tuo cuore è libero. Abbi il coraggio di seguirlo. – Malcolm Wallace – Braveheart

Cara/o tu che mi leggi,

forse ormai avrai iniziato a conoscermi… e dal titolo avrai capito che questo è l’ennesimo articolo che vuole sovvertire il punto di vista.

Voglio approfittare di questo spazio per parlare dell’importanza delle parole, ma soprattutto per provare a far passare il messaggio che “siamo ciò quello che diciamo”. Provo a spiegarmi meglio, ma parto dall’inizio.

Una sensazione di disagio

Da bambino non conoscevo il significato esatto della parola pietismo e men che meno del termine paternalismo: quello che ricordo con certezza comunque, è che mi trasmettevano una sensazione di disagio, mi mettevano tristezza.

Probabilmente, inconsciamente attribuivo a queste parole un significato che mai avrei voluto sperimentare sulla mia pelle: quello sguardo “donato” a qualcuno di “bisognoso“, ad un “poverino” che si trova in svantaggio e viene guardato con sdegno e, talvolta, dall’alto verso il basso dal resto della società.

E quando crescendo mi è capitato di sentire su di me quelle occhiate, mi sentivo come un libro usato, che viene maneggiato da un/a potenziale acquirente al banco di un mercatino. Cosa fa in generale questo/a tizio/a? Giudica il libro che vorrebbe acquistare dallo stato della copertina, senza nemmeno leggere la prefazione.

Mi capita tutt’ora (ma succedeva di più da bambino): senza conoscermi o senza aver mai scambiato mezza parola con me, nel vedermi per la prima volta e solo per la mia evidente diversità (o meglio deformità) fisica, queste persone mi guardanodall’alto verso il basso, con superiorità, per poi trattarmi in modo compassionevole quasi protettivo.

Così non va, dico io. Proprio non ci siamo.

Cos’è il paternalismo? Cenni storico-linguistici

Per dirla proprio semplice semplice, il paternalismo nell’antichità era una forma di governo che prevedeva che tutti i provvedimenti in favore della popolazione fossero affidati alla buona volontà del sovrano nei confronti del popolo.

Oggi per paternalismo si intende un atteggiamento bonario e benefico da parte di una persona di grande autorità nei confronti dei propri “sottoposti”: dipendenti, persone gerarchicamente inferiori, i più giovani, le donne in certi ambiti.

I sinonimi di paternalistico sono: condiscendente, autoritario, protettivo.
Non esistono contrari, almeno nel dizionario del Corriere.

Il pietismo: altri cenni storico-linguistici

Di nuovo, per farla breve, il Pietismo era un movimento di riforma religiosa nato per contrastare il Protestantesimo nel XVII secolo tramite la valorizzazione della vita devota interiore.

Attualmente quando parliamo di pietismo ci riferiamo ad un sentimento di affettuoso dolore che si prova nei confronti di chi soffre. Da non confondere con l’empatia, occhio!

I sinonimi di pietà, radice etimologica della parola in questione, sono: bontà, benevolenza, carità, misericordia, compassione, comprensione, sensibilità, umanità, clemenza, indulgenza, commozione, commiserazione, culto, devozione, religiosità, rispetto, venerazione.

I contrari sono: cattiveria, malvagità, freddezza, distacco, disinteresse, irreligiosità, empietà, irriverenza.

Vabbé, ma quindi?

A che cosa è servita tutta questa menata linguistica? È presto detto: per esplicitare quanto poco bisogno ci sia di pietismo e atteggiamento paternalista nei confronti di chi, come me, è handicappato.

Serve per caso che qualcuno “mi protegga”? Ho bisogno della misericordia o della compassione di chi incontro? No, grazie.

Io voglio vivere e vivo la mia vita come se non ci fosse un domani: do sempre il massimo di me e anche di più in tutto quello che faccio. Faccio agli altri quello che vorrei venisse fatto a me: non giudico le persone alla prima impressione e tratto tutti alla mia pari. 

Ecco perché voglio ribadire: no al paternalismo o al pietismo. Sia nel trattare le persone che nel modo in cui vogliamo essere trattati.

Che ne pensi? Fammi sapere!

Al prossimo appunto volante!

Fabiano

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