O.I. L’arte in una frattura: un titolo criptico, che lascia perplessi per i primi cinque secondi, almeno. Che cos’è? È un romanzo? È un racconto in chiave distopica? È una rassegna di opere di arte contemporanea?
Forse tutto questo, forse nulla di questo. Forse molto altro. Vediamo di capirci qualcosa in più.
O.I. vuol dire Osteogenesi Imperfetta. Quanti sanno di cosa si tratta? Facciamola semplice: è una malattia genetica rara caratterizzata dall’aumento di fragilità scheletrica.
E cosa c’entra allora l’arte? L’arte in una frattura, a metà tra titolo e sottotitolo, è quasi una spiegazione data a mezza bocca dall’autore. Un patto narrativo, un guanto di sfida gettato da Fabiano Lioi fin dalla copertina, una scelta che sovverte dal principio i concetti stessi di arte e frattura.
Le 21 opere che compongono il libro sono lastre, per lo più. Ogni immagine è accompagnata da citazioni, opinioni sul lato umano – e non scientifico – dell’Osteogenesi Imperfetta, porzioni di testo che raccontano la storia di Kim.
E chi è Kim? È chiunque sia affetto/a da questa patologia: non è l’autore, né una persona a lui cara. È tutti: donna o uomo, giovane o vecchio, libero o schiavo. Kim ci ricorda che è possibile rompersi, ma anche rompere.
Rompere gli schemi di chi vede il malato solo come un bisognoso.
Rompere gli equilibri di una condizione che è considerata invalidante non solo nel corpo, ma anche nella mente.
Rompere le scatole: perché se proponi un nuovo punto di vista, inevitabilmente sei inopportuno/a.

come nasce O.I. L'arte in una frattura

O.I. L’arte in una fratturaè un’opera che ha attraversato diverse trasformazioni, numerose fasi, difficilmente riconoscibili perché convulse, mescolate, sovrapposte, capovolte in quattro anni di gestazione.
Tuttavia, nasce in una situazione ben precisa: quella della condivisione da parte dell’autore della propria visione del mondo. Ci piace utilizzare le parole di Fabiano Lioi per raccontare come è andata.
«Questo libro è venuto fuori per caso. Inizialmente doveva essere il catalogo di un’eventuale mostra: le opere sarebbero state le lastre, sulle quali avevo iniziato per gioco a disegnare, modificandone l’aspetto e il concetto. Volevo far vedere a tutti che anche una frattura poteva avere un suo lato estetico, così come la vita di chi è affetto da Osteogenesi Imperfetta può essere completa e vissuta in pienezza, a differenza di quanto ci viene raccontato.
Ho quindi condiviso il lavoro fatto con un’amica: l’opinione di chi circonda può essere fondamentale, quando si tratta di migliorare e crescere. La risposta da parte di lei è stata illuminante: perché non racconti le immagini? – mi ha detto – perché non spieghi cos’è l’Osteogenesi Imperfetta?
Già, perché no? E così feci. I capitoli vennero fuori in modo spontaneo, come se fossero sempre stati lì, al caldo in qualche punto del mio cervello. Toccava a me dare una forma a tutto questo, una linea narrativa a tutte quelle parole che avrebbero definito il mio sguardo sull’Osteogenesi Imperfetta».

perché nasce O.I. L’arte in una frattura

O.I. L’arte in una fratturaè un’opera che non ha solo un come, ma ha anche un perché. Di nuovo, diamo spazio alle parole dell’autore, Fabiano Lioi, per raccontare cosa lo ha spinto ad accettare la sfida della pubblicazione.
«Un giorno ero dal Dott. Mauro Celli, Responsabile Aziendale “Malattie Rare” del Policlinico Umberto I di Roma. Mentre aspetto il mio turno per essere visitato, vedo arrivare in ambulatorio una bella signora: spinge un passeggino, ma il suo volto è triste. Sono uno che chiacchiera anche con i sassi, e così le chiedo il perché della sua tristezza. Nessuna risposta immediata da parte della bella signora (com’era prevedibile, ma che domande faccio?): do un altro sguardo al passeggino e poi torno a fissare lei. E le chiedo: Osteogenesi Imperfetta? Lei inizia a spiegarmi che la creatura ha poche settimane di vita e che si è già fratturata tre volte. Al che io la guardo di nuovo, e le dico qualcosa tipo: non devi essere triste, non puoi farci nulla, si chiama Osteogenesi Imperfetta e farà parte di lei per sempre. Lascia che tua figlia sia libera di muoversi, rompersi. Puoi proteggerla dalle fratture del corpo, ma non da quelle dell’anima.
La bella signora mi guarda tra il commosso e lo sconfortato mentre prendo il mio computer. Apro un file sul desktop e la invito a dare un’occhiata: le stavo facendo leggere alcuni capitoli del mio libro. Una volta conclusa la lettura, mi chiede se sono io l’autore del testo. Rispondo di no. Mi chiede allora dove può trovare quel libro. Le rispondo che lo avevo trovato per caso su internet.
Quello fu il momento in cui mi decisi a voler pubblicare O.I. L’arte in una frattura».

come abbiamo pubblicato O.I. L’arte in una frattura

Per pubblicare il libro, abbiamo deciso di affidarci alla forza della community: abbiamo deciso di pubblicare O.I. L’arte in una frattura grazie ad una campagna di crowdfunding.
Forse ne hai sentito parlare, ma non hai mai approfondito. Forse ti sei cimentata/o tu stessa/o in una campagna, e sai quanto lavoro c’è dietro. Forse hai già sostenuto qualcuno in questa avventura, e hai voglia di sentirti di nuovo parte della realizzazione di un progetto. Forse non sai minimamente di cosa si tratta, ma sei curiosa/o di scoprirlo.
Il crowdfunding può essere definito come un processo di collaborazione tra più persone che decidono di stanziare fondi per sostenere progetti altrui.
Composta dai termini inglesi crowd (folla) e funding (finanziamento), la parola crowdfunding viene tradotta in diversi modi, ma mai con un unico vocabolo. Il concetto alla base è, per farla breve, che il crowdfunding è uno strumento che consente di finanziare un progetto, tramite la partecipazione attiva e consapevole di chiunque ne voglia far parte.
Questo vuol dire che quando si sostiene una campagna di crowdfunding, lo si fa perché si crede nei valori fondanti del progetto e ci si sente parte di una comunità, di un gruppo che lavora insieme affinché l’obiettivo venga raggiunto.

perchè il crowdfunding

I più cinici – e anche, passateci il termine, ignoranti – potrebbero rispondere “perché è un modo innovativo di chiedere soldi”. Non è così.

L’idea di lanciare una campagna di crowdfunding per realizzare tanto il libro quanto la mostra di O.I. L’arte in una frattura viene dalla condivisione del progetto tra l’autore, Fabiano Lioi, e un suo amico storico, Federico. È proprio lui a credere per primo nell’idea di Fabiano, a voler partecipare in prima persona e a scendere in campo a fianco del suo amico.

Bastano due chiacchiere fra Fabiano e Federico per capire come realizzare il sogno della pubblicazione del libro e della realizzazione della mostra: far conoscere l’idea, il disegno, il concetto innovativo che ne è alla base. Federico decide così di prendersi carico della campagna di crowdfunding, mettendo a disposizione del progetto alcuni elementi della sua squadra di Psicografici e psicoscrittori del web: da mesi si lavora tutti insieme, fianco a fianco, in questa avventura straordinaria.

Fra i vari aneddoti che si potrebbero raccontare, ce ne è uno in particolare: il momento in cui abbiamo dovuto decidere quale tipo di campagna scegliere. Fabiano non ha avuto un secondo di esitazione nel rispondere: «Ovviamente reward based, non voglio niente di equity o donazione. La donazione è assistenzialista, io voglio reciprocità e partecipazione all’opera. Io ti do, tu mi dai. È anche così che rimaniamo fedeli ai nostri valori e alle idee che il progetto incarna».

E tutti noi: muti.

Oggi, grazie alla campagna di crowdfunding che abbiamo portato avanti su Produzioni dal Basso nel dicembre 2020, O.I. L’arte in una frattura è un libro a tutti gli effetti, pubblicato e disponibile. Clicca qui sotto e ordinalo!


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