No ai soldi, sì all’ingegno

O.I. L'arte in una frattura: il libro di Fabiano Lioi. Stampiamolo insieme con la campagna di crowdfunding

La creatività è contagiosa. Trasmettila. – Albert Einstein

Cara/o tu che mi leggi,

spero tu stia bene, e che l’arrivo della primavera stia portando tante belle novità nella tua vita. Si sa, quando le giornate si allungano e l’aria si intiepidisce, ci sentiamo tutti un po’ più liberi di vivere.

Oggi mi piacerebbe ragionare insieme a te su una questione che mi è venuta in mente l’altro giorno: ma secondo te, per vivere una vita completa bisogna per forza essere ricchi? Me lo chiedo non solo riferendomi a persone che, come me, hanno qualche tipo di handicap. Mi riferisco a tutti, in generale.

Mi sto facendo questa domanda da qualche giorno. O meglio, è una vita che ci penso, ma dopo aver ascoltato una conversazione in un tabaccaio, mi è tornata questa fissazione. La storia è questa.

Ero in fila per comprare una marca da bollo, e davanti a me c’era un signore di mezza età che parlava della Lotteria Italia. Caspita, ho pensato, dopo mesi dall’estrazione qualcuno ancora ne parla? Generalmente i sogni degli italiani in cerca di vincite stratosferiche si focalizzano sul Superenalotto.

Insomma, mi sono appassionato alla breve conversazione. Questo signore a un certo punto dice: “È una vita che voglio diventare ricco. Perché solo con qualche soldo posso essere veramente libero di fare quello che voglio”.

Bene. Da qui è partito il flusso di coscienza.

O ricchezza o morte

Quindi, facendo un rapido sunto: ricchezza = libertà.

Mi sarei volentieri intrattenuto con il tizio, per chiedergli cosa intendesse nello specifico per “libertà”, ma la marca da bollo non poteva aspettare. Quindi ho provato a rifletterci su, e mi sono chiesto: perché è così semplice associare il concetto di denaro all’idea di libertà?

Facile, dirai tu: se sei ricco, non devi preoccuparti di nulla. E se non hai ansie, sei libero. Inoltre, se sei ricco non devi lavorare, quindi hai molto tempo libero, da dedicare a ciò che vuoi fare liberamente.

Terzo, ma non meno importante, se sei ricco puoi fare quello che vuoi: comprare, viaggiare, consumare, accumulare.

Bene, e allora senti qua: secondo me per vivere bene, pur avendo un handicap, non bisogna essere ricchi. Bisogna essere creativi!

Creati la tua vita

CREATI la tua VITA().

Ti sembrerà forse la solita frase fatta: i soldi non risolvono i problemi di tutti i giorni o non fanno la felicità. Non credo sia un luogo comune, anzi!

Sono infatti convinto che in questo preciso momento storico la società ci voglia sempre più schiavi della ricchezza. Si creano bisogni, che non sempre sono effettivamente essenziali: è come se senza soldi fossimo delle automobili prive di benzina. Immobili e ferme, senza possibilità di decidere del nostro destino, dei nostri movimenti.

E invece noi esseri umani, che non abbiamo bisogno di benzina per muoverci, anche senza accumulare ricchezze possiamo comunque continuare a respirare: che poi è tutto lì, se respiri sei vivo.

Ma è anche vero che non è che campiamo d’aria: dovremmo pur mangiare. Ed è qui che entra in gioco la creatività.

Grazie alla facoltà tutta umana di trovare soluzioni diverse per problematiche simili, la creatività è stata definita come motore del progresso umano: del resto, i nostri antenati preistorici per sopravvivere hanno dovuto trovare continuamente soluzioni a condizioni tutt’altro che favorevoli.

Ecco secondo me dove risiede la vera ricchezza della mia vita: nell’aver scoperto fin da bambino che nelle soluzioni alternative avrei trovato la mia strada. Nell’aver appreso dai miei genitori che per ogni ostacolo si può trovare una soluzione. “Per ogni giù c’è sempre un su. Per ogni men c’è sempre un più”, come abbiamo già detto.

La creatività si insegna. E si impara

Ho avuto la fortuna di avere dei genitori creativi.

Mio padre si inventava di tutto per farmi essere sempre in movimento in modo da giocare con i miei fratelli e amici (e ne avevo tanti) come qualunque altro bambino. Costruiva macchine strane e congegni per farmi stare in piedi a lungo senza che mi stancassi.

Una volta assieme a un suo amico saldatore mi costruirono un deambulatore: grazie a questo supporto riuscivo a stare al passo dei miei amici, e quando ero stanco potevo riposarmi senza rimanere indietro.

Mia madre invece mi obbligava a leggere: mi regalava libri, e poi mi tempestava di domande su quello che avevo scoperto leggendoli. Ricordo tutto questo con piacere: anche allora sentivo che tutto questo faceva parte dell’allenamento alla vita.

Mia madre allenava la mia mente, la mia capacità di astrazione e la mia creatività. A mio padre era demandato l’allenamento fisico.

Quando si nasce o si convive tutti i giorni in prima persona con un handicap, qualunque esso sia, la creatività può davvero essere lo strumento principale per vivere in pienezza. Il rischio di andare incontro a tristezza e depressione è sempre dietro l’angolo: prefissarsi degli obiettivi e raggiungerli con forza di volontà e creatività può essere il modo per non incappare in pensieri negativi.

Attenzione però: quando parlo di traguardi non intendo per forza scalare montagne o prosciugare il mare. Molto più semplicemente, questi obiettivi possono essere avere una famiglia, o trovare un lavoro che ci permetta di raggiungere altre mete.

Queste sono le riflessioni che ho fatto, e che vorrei ora condividere con il signore della tabaccheria. Tu invece cosa gli diresti? Fammi sapere!

A presto!

Fabiano

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